Archive for the ‘scritti di o0’ Category
Binic
- C’era il sole oggi, lo sai? Quel sole che sembra quasi come il nostro sole, anche se poi non è proprio uguale. Non è che scalda. E poi c’era il mare, e anche quello era un mare diverso, con l’acqua che voleva scappare. La mattina era là, e io stavo sul molo e camminavo [...]
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René
Il bus navetta che collega l’aeroporto Charles de Gaulle al centro è scomodo e rumorosamente buio. Emme vorrebbe distendere le gambe per sgranchire i muscoli anchilosati e togliersi le scarpe, sente i piedi gonfi e stretti dentro il cuoio nero griffato, ma non riesce neppure ad appoggiare le ginocchia allo schienale del sedile di fronte, [...]
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Chiara Vanzetti
Il soggiorno è ampio e spoglio; la parete biancastra è nuda. Una grande porta-finestra di vetro separa la stanza dal terrazzino e, quindi, dai palazzoni, dalle antenne, dalle lamiere e le sopraelevate, dal sole quasi al tramonto. Al centro della sala un tavolo rettangolare di legno scuro troneggia maestoso e un tremolante raggio rossastro ci [...]
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Il vecchio e il cane
Il vecchio avanza lentamente tra le sterpaglie, seguendo l’argine polveroso di un placido fiume in prossimità dell’estuario. Il vecchio, in realtà, non è poi così vecchio, ma il respiro affannoso ed il busto scheletrico sbugiardano la carta d’identità. Anche i capelli, più bianchi che brizzolati, i denti giallastri ed il passo zoppicante contribuiscono a rendergli [...]
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Erre
Erre divide le persone in due categorie. Quelli che prendono i volantini mentre passeggiano e quelli che non li prendono. Non è certo una divisione sistematica e metafisica, ma gli offre indubbi vantaggi pragmatici. Erre odia spendere fiato con persone che non meritano parole. Ecco perché parla solo con quelli che accettano il pezzo di [...]
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Effe
Effe è seduto davanti ad uno schermo di un computer. Effe fissa un punto luminoso che lampeggia sul display e lo vede scintillare. Effe ha lo sguardo fisso e gli occhi sbarrati, non osserva nulla, semplicemente vede. To look – to see. Effe tiene in mano una sigaretta, ma non inspira né espira. Vede il [...]
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Digressione slovacca
Il castello di Bratislava è un cubo perfetto, ha il tetto di tegole rosse ed un torrione ad ogni angolo. Il castello di Bratislava si erge sulla cima di una rocca che sovrasta il Danubio, la città vecchia e la città nuova. Il castello di Bratislava cent’anni fa era soltanto un insieme di rovine. Rovine [...]
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Requiem di città
Il naviglio della Martesana è un rigagnolo grigio attorniato da palazzi e sovrastato da tralicci del treno. Un rigagnolo puzzolente e asfissiante, paradiso perduto delle zanzare. Annuso l’aria salmastra e, per un istante, assaporo il gusto della bile tra lingua e palato. Con un singhiozzo rigetto nello stomaco quel sapore rancido. Un ronzio dodecafonico mi [...]
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In ginocchio, con le gambe nell’acqua putrida di un tunnel metropolitano abbandonato, schiocco le dita e reclino il capo. In ginocchio, le mani pendono inerti lungo braccia distese, spalanco gli occhi ed urlo un grido. Squittii di topi come cenno d’intesa. Plicchettio di gocce d’umidità. Le ossa gemono dolori nascosti. Attendo un segno, una madeleine, un rendez vous. Ottengo silenzio di topi che danzano. Lo stomaco ruggisce le interiora che spurgano. Una fitta al costato s’insinua e lo squarcia. Vomito. Vomito liquido amniotico viola e carminio, espello succhi gastrici fluorescenti e luccicanti, vomito bile. Vomito un corpo solido. Tanfo e fetore. Il corpo si agita e freme, sembra nuotare nei succhi rancidi. Il corpo s’ammassa e s’innalza. Crescono gli arti e spunta una testa. Due teste, tre teste. Zampe di lupo grandi come massi e coda squamata luccicante di liquido; tre teste e sei occhi si voltano verso di me e s’attendono voce. Zanne; vedo centellinare sangue rappreso.
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Una giornata da diavolone
Un rosso diavolone dalla lunga coda sinuosa svolazza attorno al tetto di torre Velasca. Davvero difficile a dirsi se sia più terribile alla vista l’infernale creatura o il grigio rosato del maxitorrione cittadino. Sa per certo che nessuno lo noterà, anche se è pieno giorno. “Queste minuscole formiche di città non hanno certo tempo di [...]
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Il bancone e l’artista.
Se questo bancone di pub potesse parlare, ne avrebbe di cose da dire. Si è divertito con rosse e con bionde, ascoltando le storie più strane e quelle più inutili, consolando amanti traditi e lavoratori frustrati, incoraggiando mani di sconosciuti a cercarsi e trovarsi, sostenendo sbornie pesanti e diverbi furiosi. E quando il locale è [...]
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Un dialogo senza pretese.
“ Lo sai cosa penso? Che il grigio qui sopra, questa massa di smog che impedisce al sole di filtrare, l’abbia messa apposta Dio per non vedere lo sfacelo in cui sta andando la nostra città, la nostra civiltà. È troppo brutta per essere osservata dall’alto, troppo troppo…eccessiva; ecco. Questa è la parola che la [...]
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Tento di aprire gli occhi, ma sento le palpebre appiccicate l’una all’altra; cerco a tastoni nel buio la sveglia sul comodino, eppure non riesco neppure a stendere il braccio. Come chiuso, serrato in una bara. Sono chiuso in una bara sepolto vivo, almeno tre metri sotto il livello del suolo; sopra di me due figure indistinte nella nebbia ripongono le pale e s’accendono una sigaretta. Apro gli occhi.
Una luce accecante proviene da sopra di me, anche le orecchie mi fischiano; si, sono pronto. Ecco la sublime visione di estetica valenza. Una sacra apparizione.
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De defecatione.
Luce bianca di neon – buio – luce – buio. Intermittenze di luce metallica illuminano uno spoglio stanzino mezzo metro x mezzo metro. Seduto su uno sporco water di uno squallido cesso, mi si apre un sorriso, e libero la mente nei pensieri, cullati nel loro succedersi dall’irregolare plof plof sotto di me. Un plof plof che mi stupisce ogni giorno perché ha in sé potere afrodisiaco per il corpo, un benessere assoluto, un orgasmo. Un orgasmo di merda.
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